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Le crepe nel PdL e il passo di gambero del PD

Se la politica è anche competizione per il consenso, l'egemonia berlusconiana che Roberto D'Alimonte ha ben descritto qui si alimenta anche della mancanza di un'offerta alternativa che sia davvero competitiva per la maggioranza dell'elettorato italiano.?

È un'assenza ormai conclamata, a partire dai suoi effetti pratici: il conflitto politico si è interamente spostato all'interno dei confini della coalizione di governo, tra una componente finiana e una leghista-tremontiana che già si contendono l'eredità di un blocco d'opinione di cui nessuno al momento è capace di pronosticare l'approdo post-berlusconiano. Ma comunque la si pensi, è un deficit di competizione che difficilmente può essere considerato un bene per la salute della nostra democrazia. Soprattutto perché prima o poi quell'approdo dovrà esservi e in mancanza di un'alternativa degna di questo nome gli italiani si troveranno a votare senza poter davvero scegliere, mentre è probabile che il berlusconismo concluda la sua lunga stagione senza aver lasciato una dote politica sufficientemente solida.?

Gaetano Quagliariello, sul Sole di ieri, interpreta con qualche eccesso di scrupolo il proprio ruolo di vicecapogruppo del Pdl al Senato quando descrive Berlusconi come «il modernizzatore del nostro sistema politico». In realtà lo stesso Quagliariello sa bene che la differenza tra il berlusconismo e altre esperienze d'innovazione del conservatorismo europeo, come il gollismo e il thatcherismo, è proprio nel capitale ben duraturo in idee e classi dirigenti che queste sono riuscite a lasciare in eredità ai rispettivi sistemi politici. Oltre che nella capacità d'introdurre riforme autentiche e coraggiose nel corpo vivo delle proprie nazioni per farle uscire dalle crisi strutturali nelle quali erano intrappolate.?

È invece impossibile poter dire lo stesso di Berlusconi, che nel suo quindicennio di vita politica ha cambiato più volte aspetto ideologico fino a vestire i panni dell'Arcitaliano che oggi rassicura proprio perché evita di riformare alcunché in un paese che attende ancora di essere rimesso in moto. Anche per gli effetti di questa inclinazione all'indolenza, il berlusconismo mostra al proprio interno crepe assai più serie di quelle provocate dal caso escort o dal sempiterno conflitto d'interessi. A partire dal contrasto tra la prospettiva finiana e quella leghista-tremontiana, che al di là dell'elemento personale rimandano a una frattura tra Nord e Sud che il Pdl è ben lontano dall'aver ricomposto e che si avvia semmai a farsi molto più radicale nel dopo-Berlusconi.?

È un problema dell'Italia, e non solo di coloro che per Berlusconi non votano, che il centro-sinistra non riesca a trarre alcun vantaggio dalle crepe del berlusconismo e dal suo fisiologico passare la mano. D'altra parte non si vede come potrebbe farlo un Partito democratico che sembra procedere volgendosi all'indietro: verso un ritorno al welfarismo produttivista e a un modello d'organizzazione politica entrambi in stile anni 70 e privi di riferimenti sociali e culturali ormai scomparsi dal nostro presente. Perché le idee, com'è noto, hanno il difetto di camminare sulle gambe degli uomini. E coloro che in questi anni hanno incarnato l'alternativa al presidente e che oggi tornano a contendersi il controllo del Pd, anche per interposta persona, hanno le gambe ben piantate nell'Italia ormai lontana del pre-berlusconismo.?

Mentre servirebbe una proposta politica che riuscisse a far tesoro di quanto è accaduto negli anni dell'egemonia berlusconiana, e dunque a parlare anche a quell'Italia che le indagini elettorali ci descrivono con precisione. Un'Italia che in questo quindicennio ha imparato a comprendere il linguaggio del populismo democratico - fatto anche di parole come sicurezza, fisco, merito e mobilità sociale - ma che finora l'ha ascoltato solo dalla voce del Cavaliere senza che fosse associato a riforme reali, mentre gli altri si attardavano in una partita interna mai davvero risolta. È un'Italia che ad oggi non sembra disporre di una reale alternativa, con un Pd che si appresta dopo il suo congresso a giocare un onorevole ruolo di minoranza, ma che non per questo può essere considerato un paese berlusconizzato per l'eternità

Pubblicato il 20/8/2009 alle 18.48 nella rubrica dal Sole 24 ore.

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