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Dieci libri sulla politica italiana

Sono molti coloro che hanno dedicato analisi e riflessioni in forma di libro alla transizione politica italiana, guardando sia a sinistra sia a destra ma sempre trattando quest’ultimo quindicennio della nostra vita politica come un periodo ricco di fallimenti. È ancora di grande attualità quel Riformisti per forza (il Mulino 2002) con cui Nicola Rossi ha fotografato per primo le insufficienze della stagione di governo dell’Ulivo degli anni Novanta. Rilette adesso, quelle pagine non perdono forza nel raccontare “la difficoltà del centrosinistra di leggere la società italiana e di intenderne le aspirazioni” soprattutto in campo economico. Luca Ricolfi si è poi chiesto nel 2005 Perché siamo antipatici? (Longanesi) riferendosi non tanto all’insieme degli italiani ma a quella parte della sinistra che coltiva “il complesso dei migliori”. E dunque “disprezza l’elettorato di centrodestra, crede di rappresentare la parte migliore del paese e si autoattribuisce una missione salvifica”, finendo anche per questa via per allontanarsi dal consenso popolare. Più di recente, con  A destra tutta. Dove si è persa la sinistra? (Marsilio 2009), Biagio De Giovanni ha dedicato un ritratto illuminante all’incapacità di capire il berlusconismo nella sua vera consistenza sociale e culturale.

Se poi ci si volesse applicare al non facile compito di comprendere il garbuglio del PD, i testi più utili sono di Emanuele Macaluso (Al capolinea. Controstoria del PD, Feltrinelli 2007) e Marco Damilano (Lost in PD, Sperling & Kupfer 2009): il primo più attento alle responsabilità degli ultimi esponenti del PCI nell’impedire il rinnovamento, il secondo molto abile nel rendere il clima di naufragio collettivo. Nessuna speranza a sinistra, dunque? Non proprio, perché a leggere Nostalgia del futuro (Marsilio 2009) del giovane esponente del PD Giuseppe Civati si ha motivo di credere che una nuova generazione radicata sul territorio sia in grado di assumerne la guida.

Il panorama dei libri dedicati alla destra è meno fitto, ma  non certo più roseo. Magistrale la capacità abrasiva di Alessandro Giuli nel raccontare i tormenti identitari di AN (Il passo delle oche. L’identità irrisolta dei postfascisti, Einaudi 2007), mentre l’universo culturale e immaginario dell’ex partito di Gianfranco Fini è stato molto ben raccontato da Angelo Mellone in Dì qualcosa di destra (Marsilio 2007). Dagli scaffali manca ancora una seria analisi del fenomeno politico Berlusconi, al di là delle più scontate fenomenologie giustizialiste. Nell’attesa, è utile la lettura di quello che può essere considerato il manifesto dell’ultima stagione ideologica del berlusconismo: La paura e la speranza dell’attuale ministro dell’economia Giulio Tremonti (Mondadori 2008).

Ma al di là delle svolte e controsvolte di destra e sinistra, dove potrebbe guardare in libreria il lettore interessato a capire cos’è davvero accaduto nelle urne? Da anni la migliore bussola per la comprensione dei nostri comportamenti elettorali è fornita da Itanes – Italian Election Studies – gruppo di ricerca avviato nei primi anni Novanta dall’Istituto Cattaneo. E anche il loro ultimo rapporto (Il ritorno di Berlusconi, il Mulino 2009, a cura di Paolo Bellucci e Paolo Segatti) spiega con esattezza, ad esempio, come il PD sia ancora fortemente legato alle tradizionali zone rosse e come l’elettorato moderato sia rimasto impermeabile al fascino di Veltroni.

Pubblicato il 2/8/2009 alle 9.54 nella rubrica dal Sole 24 ore.

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