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commenti su andrearomano

post: Un cadavere collettivo da sgombrare

Dopo il tonfo d’Abruzzo sulla strada del PD c’è un cadavere da sgombrare, ma non è quello del solito Veltroni. È il corpo inerte e collettivo di quello che dovrebbe essere un gruppo dirigente, se solo mostrasse di reagire agli eventi come un qualsiasi essere vitale. Al vertice del PD si attende invece il compiersi della catastrofe nella più totale passività, perché ognuno è convinto di poter ricavare il proprio piccolo tornaconto dal corso naturale degli eventi. Entro un anno, forse meno, Veltroni sarà accompagnato alla porta ma potrà dire di essere stato proditoriamente sconfitto dalla “vecchia politica”. D’Alema avrà insediato alla guida dei resti del PD un suo fedele, se non sarà diventato lui stesso il capo di una nuova, piccola formazione di postcomunisti vecchi e nuovi. Rutelli ... continua



commenti



# 1    commento di   Quartieri - utente certificato  lasciato il 17/12/2008 alle 14:20

non vorrei azzardare, ma viste le ultime evoluzioni del PD, parlo della vita propria del partito, secondo me sarà Veltroni ad accompagnare alla porta D'alema. Insieme a qualcun altro.


e insomma ci siam giocati anche Veltroni.

e vabbè.

però per risparmiare tempo e fatica conveniva votare in massa per Enrico Letta.

O Scalfarotto ai tempi...



# 3    commento di   champion - utente certificato  lasciato il 17/12/2008 alle 16:38

L'invito di più di un anno fa resta ancora valido: la Romanish Jugend (che poi "Jugend" solo in Italia...) aspetta solo un tuo segnale per dare il via alla "presa del loftino".

(che bottegone-botteghino-loft-loftino fa molto più cool di pci-pds-ds-pd...)


www.marcocampione.it




Condivido l'analisi.In quanto alle cause non mi fermerei solo ai limiti individuali,perchè dobbiamo dire chiaramente che nella Storia questa si definisce oligarchia.Questo ci suggerisce anche una possibile soluzione:quando le oligarchie si autoestinguono si aprono spazi democratici prima negati(o si và alla tirannia).Questi spazi nelle democrazie moderne si ritrovano nei congressi dei partiti dove si ELEGGONO i quadri dirigenti(liberamente e non paracadutati).Se non vogliamo inventarci altro che si faccia almeno questo.O forse è troppo?


Parole sante, Andrea!
Credo però, ahinoi!! che alla fine della discussione (di domani), nessuno si dimetterà o peggio, sarà messo alla porta - OVVIAMENTE!!! - e quindi si procederà con questa lenta ma inarrestabile implosione del PD che, certamente, vedrà il suo punto d'arrivo con le elezioni europee. D'altra parte, si sa, tra i dirigenti del "loft", chi è senza peccato scagli la prima pietra e non credo sia il caso di Veltroni o di D'Alema



La sua proposta è indubbiamente razionale ancorché impraticambile.Non solo perché gli attuali leader non accetterebbero mai di sedere in seconda fila,MA ANCHE perché i "giovani" democratici (in ultima fila) sono più "vecchi" dei big bolliti.E c'è sempre qualcuno dietro che aspetta il suo TURNO pensando:prima o poi lo strapuntino tocca anche a me.Nel frattempo la società civile cerca il "nome" del futuro salvatore perché nessuno si rende conto che la questione è il partito,la politica, il gruppo dirigente e non il singolo redentore.Siamo in una fase di analfabetismo politico di ritorno






Ma esistono buoni ricambi nei partiti o i "giovani", come già avviene nelle rappresentanze studentesche, sono cloni (spesso diretti mandatari) dei capicorrente? A me sembra che oggi ci sia un problema generale di appetibilità della politica come attività professionale, che porta ad una vera selezione avversa. Chi non ha nient'altro da fare, si accoda al capetto di turno e spera di fare carriera di partito. Gli altri, i bravi, si dedicano all'impresa, alle professioni, alla scienza, ecc., ecc., con maggiore soddisfazione. D'altro canto, il corpo estraneo in politica viene subito riconosciuto ed espulso. E' un problema che esiste anche a destra, ma per ora viene coperto dalla unicità (anche economica...) di Berlusconi. Al di fuori di lui, anche lì non c'è altro che un bel campionario di mediocri scalatori di poltrone (vedrete che succederà quando lui non ci sarà più!).
Insomma, senza con ciò assolvere il gruppo dirigente del PD (veramente inqualificabile), il problema è che la mancanza di ricambio sconta una più generale crisi delle classi dirigenti nella politica italiana.



# 11    commento di   francini - utente certificato  lasciato il 19/12/2008 alle 14:24

<> a me questo par essere il nodo centrale. La disastrosa e confusa riforma del titolo V del 2001 m'è sempre apparsa come il suggello (fallimentare) di un ceto politico che aveva toccato i suoi limiti strutturali di cultura, politica, formazione, capacità di innovare. E insieme il segno che il riformismo italiano andasse ridiscusso dalle sue fondamenta. Cosa non accaduta: la legislatura 2001-2006, occasione d'oro, fu bruciata in appelli contro la Moratti, marce della pace, girotondi, scioperi mastodontici sull'articolo 18. Tutta in difesa. Con tanti saluti a qualsiasi ipotesi propulsiva. Quello era il momento di incalzare la casa delle libertà sul terreno riformista! Ma evidentemente non ce ne era la cultura. La pallida vittoria del 2006, con l'armata Brancaleone dei Mastella, Pecoraro, Dini, Bertinotti, Diliberto (a ripensarci ho ancora i sudorio freddi) fu il riflesso di quel balbettio riformista, che alla prova del fuoco si sciolse.

E ora non abbiamo più una classe dirigente all'altezza, e questo ormai è palese. Ma anche a cercare nelle seconde file, si trova poco: quasi tutti allevati a conformismo e politica di piccolo cabotaggio all'italiana.

Eppure le personalità di spicco ci sarebbero pure, ma manca proprio quel tessuto connettivo di valori e obiettivi condivisi, che non si crea a tavolino e fornisce implicitamente un quadro di riferimento chiaro e solido all'azione politica.

Anche la cosiddetta "questione morale" odierna è una crisi perfettamente, totalmente politica: è lo sgretolamento di un'identità politica unificante e definitoria, che si riflette nel libero scorazzare di alleanze notabilari e yuppistico-clientelari (in questo vuoto di cultura politica, non è poi difficile spacciare la disinvoltura per riformismo o dinamsmo).

Ci vorrebbe una rifondazione riformista. Come si fa?

www.didimo.ilcannocchiale.it








Hai perfettamente ragione. aggiungerei che il completo ricambio degli attuali gruppi dirigenti dovrebbe passare anche per una vivace discussione sull'identità politica di questo partito e sulle politiche da attuare in questo paese. la prima oggi non esiste se non nella presunta "mediazione" delle culture precedenti, comunista e democristiana: ovvio che con questi presupposti nemmeno il naturale approdo nel pse, casa di tutti i riformisti europei, è praticabile. per quanto riguarda le seconde l'elenco è lungo: efficacia della pubblica ammnistrazione, riforma del sistema educativo che deve ridurre, e non come ora, aumentare disuguaglianze, decidere se esiste, oltre che un problema di crescita economica, anche uno di riequilibrio delle risorse tra capitale e lavoro.
ovviamente idee nuove necessitano di menti nuove. forse attraverso questa impietosa ricostruzione del partito si eviterebbe di passare dai notabili ai notabilini.. e che sul confronto sulle idee finalmente si ricominci a parlare di futuro..






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