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4 luglio 2009
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Il tandem
Ogni tanto arriva qualche buona notizia, come la candidatura di Ignazio Marino alla guida del Partito democratico. Conosco Marino da anni, ne ho sempre apprezzato il rigore intellettuale e il coraggio con cui ha scelto la politica nel bel mezzo di una prestigiosa carriera di chirurgo. Il primissimo libro che proposi quando arrivai all’Einaudi fu il suo Credere e curare, riflessione per niente scontata all’incrocio tra professione medica, fede religiosa e interrogativi bioetici con la quale anticipava quella che sarebbe la cifra prevalente della sua iniziativa parlamentare: una laicità non ideologizzata, lontanissima dai laicismi preteschi dei tanti Odifreddi e capace invece di attraversare la rigidità degli schieramenti politici con la disarmante semplicità delle domande sulla vita e sulla morte.
In un PD che finora è stato solo la scialuppa di salvataggio di un drappello di reduci e che fino a ieri si preparava ad un finto conflitto tra due prestanome, Marino ha preso sul serio il confronto politico e si è messo in gioco. La sua candidatura andrà ben al di là dei temi bioetici e potrà innescare la prima vera stagione di dinamismo politico in un partito che finora è rimasto ai preliminari e della cui vitalità la democrazia italiana ha sempre più bisogno. A dimostrarlo basta già la scelta di puntare su Pippo Civati, che in Lombardia ha dimostrato di saper trovare consenso reale su temi fondamentali come la sicurezza, e sul movimento di quadri che si è ritrovato a Piombino: un gruppo di giovani solo per caso, in realtà l’embrione di una nuova classe dirigente che in questo passaggio può conoscere il vero salto di qualità.
Auguri Ignazio, vai con il bisturi.


14 aprile 2009
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Il tenero Marco
Che tenerezza leggere oggi sul Riformista Marco Follini. Così grato a coloro che lo hanno voluto generosamente accogliere tra di loro, lui ramingo tra Berlusconi e Partito democratico: “La prima fila del PD è una classe dirigente di grande valore”. Così perentorio nell’appuntare stellette sui baveri: “Personalmente credo sia la migliore classe dirigente di cui il paese dispone”. Eppure anche in fondo al suo vasto cuore si affaccia un dubbio: “Gran parte del paese, però, non la pensa allo stesso modo. E perfino una parte rilevante dell’elettorato democratico”. Ma dai. Personalmente? Perfino?

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28 febbraio 2009
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Dimissioni, dimissioni!

Non vorrei essere stato contagiato da qualche subdola forma di veltronite, ma mi sono dimesso anch’io. Non da segretario del PD (c'è una fila da rispettare..) ma da editor della Giulio Einaudi editore. Peccato, era proprio un bel mestiere. Si progettano i libri (nel mio caso di saggistica), si pensano i titoli e le copertine con gli autori, si guarda con ansia alle recensioni e all’andamento in libreria. Un lavoro ideale per tutti i volenterosi appassionati dell’industria culturale.
Tuttavia è fondamentale evitare di incappare in uno Pseudo-Alicata che distribuisce patenti pubbliche di teocon (cosa vorra dire, poi?) con relativo cartellino giallo. Un tempo quelle patenti e quei cartellini erano appendice dignitosissima di grandiosi e tragici conflitti storici, oggi sono più banali espressioni di miseria umana.
Peccato davvero lasciare l’Einaudi, lo Struzzo, Torino, Via Biancamano, i benigni fantasmi di Pavese e Vittorini, la cioccolata, le chiacchiere e gli scontri con Walter Barberis e con tanti straordinari autori e colleghi. Era una meraviglia, un sollazzo dell’anima. Per dirla con Veltroni, era quella la casa editrice che sognavo fin da piccolo.
Oddio, sto diventando troppo sentimentale. Non vorrei che un qualche Franceschini se ne uscisse dicendo che le mie dimissioni sono state “un atto d’amore”. Al massimo verso me stesso, quello sì. E ora ai giardinetti, alle giostre, alla lotta.

Aggiornamento: questo di Filippo Facci sul Giornale è il miglior commento al lato comico della vicenda.


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20 gennaio 2009
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E' fatta, se lo sono detti
VELTRONI: NULLA SARA' COME PRIMA
Il leader a Napoli: è finita una stagione, con Bassolino ce lo siamo detti
(titolo del Corriere della Sera, pag 15)

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18 gennaio 2009
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Se lo dice Pincopallo...

... la fastidiosa retorica del "se lo dice Pincopallo" ... speriamo che non ci dica di buttarci a fiume!
Questo lo ha scritto Abbino nei commenti al post precedente e mi piace molto.


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18 gennaio 2009
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Se lo dice Yehoshua / 2

A. B. Yehoshua Noi ebrei e i razzi di Gaza
Caro Gideon (Levy),
negli ultimi anni ero solito telefonarti per complimentarmi per i tuoi articoli e reportage sulle ingiustizie, i soprusi, gli espropri, le angherie e le sopraffazioni commessi nei Territori occupati sia dall’esercito israeliano sia dai coloni. Non ti domandavo come mai non ti recavi anche negli ospedali israeliani per riferire le storie dei civili rimasti coinvolti in attentati terroristici. Accettavo la tua posizione che ci sono abbastanza giornalisti che svolgono questo tipo di lavoro mentre tu ti eri assunto l’impegno di mostrare la sofferenza dell’altra parte, dei nostri nemici di oggi e vicini di domani. Ed è in considerazione di questa stima nei tuoi confronti che ritengo giusto reagire ai tuoi recenti articoli sulla guerra in corso, perché la tua voce possa continuare a serbare l’autorità morale che la contraddistingue.
Quando ti pregai di spiegarmi perché Hamas continuava a spararci addosso anche dopo il nostro ritiro tu rispondesti che lo faceva perché voleva la riapertura dei valichi di frontiera. Ti chiesi allora se ritenevi plausibile che Hamas potesse convincerci adottando un comportamento del genere o se, piuttosto, non avrebbe ottenuto il risultato contrario, e se fosse giusto riaprire le frontiere a chi proclamava apertamente di volerci sterminare. Non ricevetti da te alcuna risposta. I valichi, da allora, sono stati riaperti più volte, e richiusi dopo nuovi lanci di razzi. Sfortunatamente, però, non ti ho mai sentito proclamare con fermezza: adesso, gente di Gaza, dopo aver respinto giustamente l’occupazione israeliana, cessate il fuoco.
Talvolta penso, con rammarico, che forse tu non provi pena per la morte dei bambini di Gaza o di Israele, ma solo per la tua coscienza. Se infatti ti stesse a cuore il loro destino giustificheresti l’attuale operazione militare, intrapresa non per sradicare Hamas da Gaza ma per far capire ai suoi abitanti (e malauguratamente, al momento, è questo l’unico modo per farglielo capire) che è ora di smetterla di sparare razzi su Israele, di immagazzinare armi in vista di una fantomatica e utopica guerra che spazzi via lo Stato ebraico e di mettere in pericolo il futuro dei loro figli in un’impresa assurda e irrealizzabile. Oggi, per la prima volta dopo secoli di dominio ottomano, britannico, egiziano, giordano e israeliano, una parte del popolo palestinese ha ottenuto una prima, e spero non ultima, occasione per esercitare un governo pieno e indipendente su una porzione del suo territorio. Se intraprendesse opere di ricostruzione e di sviluppo sociale, anche secondo i principi della religione islamica, dimostrerebbe al mondo intero, e soprattutto a noi, di essere disposto a vivere in pace con chi lo circonda, libero ma responsabile delle proprie azioni.

La Stampa, 18 gennaio 2008


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14 gennaio 2009
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Ti ricordi, Walter?
Walter, remember when the world was young
And all the girls knew Walter's name?
Walter, isn't it a shame the way our little world has changed?
Do you remember, Walter, playing cricket in the thunder and the rain?
Do you remember, Walter, smoking cigarettes behind your garden gate?
Yes, Walter was my mate,
But Walter, my old friend, where are you now?

Walter's name.
Walter, isn't it a shame the way our little world has changed?
Do you remember, Walter, how we said we'd fight the world so we'd be free.
We'd save up all our money and we'd buy a boat and sail away to sea.
But it was not to be.
I knew you then but do I know you now?

Walter, you are just an echo of a world I knew so long ago
If you saw me now you wouldn't even know my name.
I bet you're fat and married and you're always home in bed by half-past eight.
And if I talked about the old times you'd get bored and you'll have nothing more to say.
Yes people often change, but memories of people can remain.


G
razie ai Kinks per Do You Remember, Walter?
E grazie a Irene per il suggerimento






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13 gennaio 2009
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Se lo dice Magiar...
Victor Magiar Hamas non è il popolo palestinese
Chi ha dormito almeno una volta in un campo profughi palestinese sa che è una menzogna confondere il popolo palestinese con Hamas. Il colonialismo non ha solo il volto cinico e razzista dell'europeo predatore, ma può avere anche quello ipocrita, e comunque razzista, dell'europeo benevolo, dallo sguardo pietoso e indulgente verso altri popoli considerati incapaci di prendere in mano il proprio destino.
Così, i colonialisti dal volto umano non vogliono vedere la più evidente delle verità: una parte del popolo palestinese ha scelto di risolvere la propria condizione di oppressione usando gli strumenti della politica e del compromesso, un'altra parte, minoritaria, ha scelto la via della guerra totale, della nuova «soluzione finale» per gli ebrei in Medio Oriente e nel resto del mondo.
Rimango sempre allibito quando sento dire che la condizione di occupazione (o in generale quella di oppressione o sofferenza) debba inevitabilmente sfociare in scelte radicali: non è vero. È possibile invece esprimere altre posizioni e individuare altre vie: questo è il dibattito che ha attraversato la società palestinese in questi decenni e che trova nella nell'ANP e in Mahmoud Abbas la sua più avanzata rappresentazione.
Del resto (smascheriamo un'altra manipolazione) la posizione rappresentata da Hamas non si può definire radicale, ma fanatica, razzista e totalitaria. È ormai insopportabile sentir recitare il solito mantra che la pace fra israeliani e palestinesi non è stata raggiunta per responsabilità di «entrambe le parti»: dal 2000 la pace è in ostaggio della multinazionale dell'integralismo islamico e nessuno in questi anni ha realmente aiutato Al-Fatah a contrastare Hamas, anzi… Nel mondo musulmano importanti finanziatori hanno ingrassato Hamas a dismisura, in Europa politici e «attivisti», mascherati da campioni della realpolitik, hanno fatto di tutto per farci digerire il mostro integralista.
Questa, secondo me, la massima responsabilità dei manipolatori della parola più sacra ad ebrei e musulmani: pace. Quando Hamas si è impossessata di Gaza decimando per le strade i militanti di Al-Fatah, i loro dirigenti e i loro parenti, bambini inclusi, nessun presunto «amico del popolo palestinese» ha fiatato, nessuno ha formato delegazioni di pacifisti o di parlamentari per fermare i golpisti e il loro eccidio fraterno. Così come non li abbiamo visti andare da Hamas a chiedere di smettere il lancio dei missili (… e a dire il vero non li abbiamo visti nemmeno protestare per altre tragedie in altre parti del mondo). No. Il colonialista dal volto umano ha sempre la stessa risposta pronta: «poveretti bisogna capirli… hanno tanto sofferto» e quindi è loro concesso tutto. In realtà è a Hamas che concedono tutto, al popolo palestinese rimane solo una sanguinaria dittatura.
Siamo ormai al paradosso: in Europa le strade si gonfiano di urla che confondono la tragedia palestinese con il disegno di Hamas, che vuole la tragedia, mentre nel mondo arabo si attende con ansia la caduta di Hamas, la cui sconfitta militare e politica potrà aprire nuovi scenari.
Immagino già la risposta, il solito mantra: la soluzione è politica! Certo, ma la soluzione politica ci sarà solo a condizione della sconfitta del ricatto militare. Chi crede nella violenza ha un suo codice culturale e psicologico: Hamas ha interpretato la pazienza di Israele come segno di debolezza. Dopo 8 anni di missili Israele non solo ha risposto, ma ha spiegato a Hamas, Hizb-Allah e Iran, che è ancora uno Stato solido e forte, che la loro violenza non paga. Invece di raccogliersi ad Assisi per fare proclami sul destino del mondo, vadano i pacifisti a Sderot e a Gaza: spieghino loro a Hamas che la soluzione è solo politica. Spieghino che deve rinunciare alla violenza contro Israele, Al-Fatah e i palestinesi. Spieghino ai cittadini del sud di Israele che possono fare affidamento anche sull'opinione pubblica europea, e non solo su Tzahal.
Il Corriere della Sera - 13 gennaio 2008

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11 gennaio 2009
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Se lo dice Obama...

Washington, 10 gennaio. Il presidente eletto Barack Obama "ha detto più volte che Hamas è un'organizzazione terroristica che mira alla distruzione di Israele, e non possiamo trattare con loro fino a quando non riconosceranno Israele, non rinunceranno alla violenza e non accetteranno gli accordi sottoscritti in passato da palestinesi e israeliani", ha detto la portavoce di Obama per le questioni relative alla sicurezza nazionale Brooke Anderson in una dichiarazione al Jerusalem Post.


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9 gennaio 2009
Tags:
Uomini veri

Ansa, Napoli - A Casandrino, nel Napoletano, una disabile di 50 anni è morta d'infarto dopo essere stata rapinata. Felicia Castaniere, affetta da insufficienza respiratoria e costretta a vivere su una sedia a rotelle, era uscita dall'ufficio postale dove aveva ritirato la pensione quando si è accorta di essere seguita. Ha cercato riparo in un portone ma i malviventi l'hanno trovata, picchiata e derubata. Poco dopo la donna è stata colta da un malore che l'ha uccisa sul colpo.




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