.
Annunci online


24 dicembre 2009
Tags: Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Berlusconi RAI Partito democratico
Scambio obbligato sulle riforme
Al di là delle buone intenzioni, il dialogo tra maggioranza e opposizione rischia di consumarsi per manifesta inconsistenza della materia. Ad oggi non è affatto chiara la vera sostanza della possibile cooperazione riformatrice tra PdL e PD, perché finora nessuno ha spiegato su quali concrete partite legislative dovrebbero convergere gli sforzi dei volenterosi dei due schieramenti. Le riforme istituzionali? Una nuova legge elettorale? Un coraggioso progetto in campo educativo o universitario? Nell’attesa, si rafforzano gli opposti massimalismi di coloro che prosperano nello statu quo mentre si moltiplicano i riflessi condizionati che originano da scenari visti già troppe volte nella nostra storia recente: “No all’inciucio”, “Sì alla politica come ricerca del compromesso”, “Lavoriamo per il bene del paese”, etc.

Proviamo invece ad immaginare che maggioranza e opposizione, o per lo meno le loro componenti più avvedute, scelgano di ridimensionare le velleità epocali di una “grande riforma” che questo Parlamento evidentemente non ha nel suo carniere. E si adattino invece ad un pacchetto di scambio meno roboante ma capace di sbloccare concretamente lo stallo verso il quale si avvia la seconda parte della legislatura. Lo scambio dovrebbe muovere da due considerazioni preliminari. La prima è l’esistenza di un conflitto permanente tra questo potere giudiziario e questa presidenza del consiglio: una forma di accanimento reciproco a cui  è urgente trovare una soluzione, quanto meno transitoria. La seconda considerazione riguarda l’assoluta rilevanza che in Italia assume ogni decisione politica che abbia come oggetto il settore radiotelevisivo. Si può davvero pensare, ad esempio, che la riduzione per via amministrativa del tetto pubblicitario ai canali Sky non abbia un lampante senso politico, tale da falsare i meccanismi della concorrenza in una stagione segnata dalla concentrazione delle leve di comando dell’informazione televisiva? Anche guardando a quest’ultimo provvedimento, è evidente lo squilibrio ulteriore che nel corso dell’ultimo anno si è prodotto all’interno del mercato radiotelevisivo.

Su questo sfondo, lo scambio sarebbe possibile e a portata di mano. Da una parte la concessione di una sospensione del giudizio per le più alte cariche, nel quadro della ricerca di una più serena coesistenza tra i poteri dello Stato. Ma dall’altra il riconoscimento di una sorta di “status speciale” per ogni iniziativa politica che incroci l’ambito radiotelevisivo. Nel concreto si tratterebbe innanzitutto di procedere urgentemente alla privatizzazione di almeno due canali Rai, allo scopo di aprire il mercato ad un altro attore imprenditoriale nazionale o internazionale. E in parallelo di elevare i provvedimenti che riguardano il mercato radiotelevisivo ad un rango di carattere istituzionale, tali dunque da richiedere ogni volta la ricerca del più ampio consenso tra maggioranza e opposizione.

Si tratterebbe forse di uno scambio di natura mercantile, privo della nobiltà che colleghiamo all’aspirazione di un più ampio disegno di riforma istituzionale? È probabile. Ma se da una parte guardiamo a dove è precipitato il confronto parlamentare sulle grandi riforme, e se dall’altra ricordiamo il raccolto ben scarso che negli ultimi anni è stato ottenuto dai maestosi e fallimentari tentativi per riscrivere insieme le regole, è legittimo immaginare uno scambio politico di modesta vocazione ma di grande efficacia potenziale. Perché un accordo di questa natura punterebbe a sciogliere i due nodi sui quali si è impantanata ogni prospettiva di riforma condivisa: da una parte la sensazione di vulnerabilità giudiziaria che ha militarizzato il campo berlusconiano e dall’altra il potenziale di squilibrio democratico che si è ormai accumulato tra conflitto di interessi e duopolio radiotelevisivo. È davvero troppo poco per un disegno di “grande riforma”?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Berlusconi RAI Partito democratico

permalink | inviato da Andrea Romano il 24/12/2009 alle 11:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

30 gennaio 2009
Tags: Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi veltroni rai elezioni europee
Sbarramento, una legge ad (duas) personas

È una vocazione irresponsabile quella che spinge Veltroni e Berlusconi a blindare il voto europeo con una soglia di sbarramento tagliata su misura di reciproca convenienza, appena pochi mesi prima delle urne. Perché questa leggina ad personam (ma più esattamente “ad duas tantum personas”) confermerà nell’elettorato la convinzione che le regole del voto siano determinate solo e unicamente dalle mutevoli convenienze del momento. Oggi quelle convenienze impongono la soglia del quattro per cento, prima delle elezioni del 2006 l’orrido Porcellum fu varato per altre esigenze ma con lo stesso metodo frettoloso e opportunistico, domani saranno forse altri i bisogni da soddisfare per portare un altro colpo alla dignità del voto popolare.

A fare le spese di questa disinvolta gestione delle regole del gioco non saranno solo i piccoli partiti, spinti definitivamente fuori dalla rappresentanza parlamentare anche a Strasburgo dove pure non esiste alcun imperativo di governabilità, ma la stessa possibilità di una qualsiasi innovazione dell’offerta politica. Che da domani dovrà percorrere una via non elettorale per provare ad imporsi all’attenzione del pubblico, diversamente da quanto è stato concesso ormai molti anni fa persino alla Lega dell’allora senatore unico e rivoluzionario Umberto Bossi.

È un’irresponsabilità condivisa dai due poli, con Berlusconi che fa un altro passo verso il traguardo del partito unitario del centrodestra, ma che appare particolarmente utile al Partito Democratico. O meglio, utile all’equilibrio di potere che mantiene in vita il Partito Democratico così come esso è concretamente percepito dagli italiani. E dunque alla leadership traballante di Veltroni, con la sua corte di colonnelli e generali tutti mugugnanti ma tutti privi di autentiche alternative. Perché possiamo anche apprezzare il gesto retorico di Dario Franceschini (che intervistato da Stefano Cappellini ha sostenuto che “la riforma serve al paese e ai nostri figli”) ma è evidente anche ai suoi più tenaci sostenitori che la toppa dello sbarramento europeo non porterà alcun giovamento né al paese né tantomeno ai nostri figli.

Rimane da vedere se il Veltronellum sarà utile almeno a Veltroni, che accantona una volta per tutte l’ambizione di qualificare politicamente la propria leadership per abbracciare la strategia degli espedienti come metodo di sopravvivenza. In questo caso l’espediente è una nuova scommessa sul voto utile, che lo scorso aprile non bastò a garantirgli la vittoria e che il prossimo giugno confida di vedere resuscitato in condizioni generali assai meno favorevoli. Perché nel frattempo la sinistra radicale non ha smesso di frantumarsi ma l’effetto novità del PD ha fatto la fine che conosciamo, con il rischio che alle europee una parte decisiva dell’elettorato faccia scattare una sorta di operazione “salviamo il panda”. Con tanti saluti alla soglia del trenta per cento, che pure rappresenterebbe una ben misera linea di galleggiamento per questo PD.

È dunque una scommessa avventurosa quella di Veltroni. Avventurosa e senza neanche la nobiltà residua della “vocazione maggioritaria”, che tale non è mai stata perché fin dall’inizio sostenuta dall’alleanza con Di Pietro. Oggi questo sbarramento artificioso non sarà compreso dal paese e verrà letto come un tentativo di uccidere nella culla qualsiasi tentativo di discutere alla luce del sole la missione del PD. Ma il surreale spirito bipartisan da cui è animato produrrà qualche ricompensa per entrambi i contraenti. Certamente non saranno quelle riforme condivise che l’incedere della crisi rende sempre più urgenti, ma forse qualcosa di più vicino alle sensibilità di Veltroni. Ad esempio la Rai, dove c’è da scommettere che il pantano nel quale il suo PD si è cacciato con i propri piedi sarà magicamente dissolto nel giro di pochi giorni.


sfoglia novembre        gennaio