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31 marzo 2009
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Com'è difficile spiegare il PD all'estero

Il bello dei summit progressisti internazionali, come quello che mi è capitato di seguire in Cile la scorsa settimana, è che per qualche giorno ti si rianima il cuore. Succede infatti di ascoltare leader politici convincenti, che godono in patria di ampie riserve di consenso e che ti spiegano il buono e il bello dei loro magnifici governi di centrosinistra. Naturalmente l’occasione è retorica, ma di questi tempi anche una dose di buona retorica politica fa bene all’anima del povero progressista italiano.

Il brutto è che in questi stessi giorni ti tocca raccontare lo stato di salute della sinistra italiana ad un’abbondante schiera di stranieri. Talvolta sono persone che hai incontrato spesso negli anni in occasioni simili, funzionari politici o osservatori a vario titolo del mondo progressista. Tutti comunque curiosi di sapere cosa accade dalle nostre parti. E qui cominciano i problemi.

Come nel caso del socialista francese a cui cerchi di spiegare la dinamica delle dimissioni di Walter Veltroni dalla guida del PD. “Sai – dico io con una punta davvero minima di ironia – Veltroni si è dimesso ma dice di averlo fatto per un atto d’amore verso il partito”. E lui, molto più seriamente: “Nel senso che dopo aver fatto vincere Berlusconi per la terza volta è andato definitivamente in pensione, aprendo la strada ad una nuova leadership?” “Non proprio”, provo a rispondere, “in realtà ha spiegato di essere molto più adatto a fare l’uomo delle istituzioni che l’uomo di partito. Si può quindi pensare che tra qualche anno proverà a farsi nominare candidato primo ministro dalla coalizione di centrosinistra”. Ma ora è il francese che diventa ironico: “Ho capito, allora è vero amore”.

Altrettanto difficile spiegare il miracoloso rimbalzo di D’Alema all’intellettuale statunitense di tendenza clintoniana. “Sai – dico io con nessuna ironia – le dimissioni di Veltroni hanno ridato forza a D’Alema, che rassicura i vecchi militanti con il suo solido mestiere politico”. L’americano è curioso di saperne di più: “Ma è lo stesso D’Alema che è stato primo ministro dieci anni fa? Non si era dimesso nel 2000? Non c’è davvero nessun altro dopo Veltroni?” Non ho saputo cosa rispondergli.

Ma il massimo della difficoltà si raggiunge cercando di spiegare il crescente successo di Berlusconi. “Sai – dico con concentrazione assoluta alla deputata del Labour Party – Berlusconi si rafforza perché riesce a cavalcare la crisi con un messaggio di rassicurazione sociale. E con un ministro dell’economia che da qualche mese descrive la fine del capitalismo finanziario e il fallimento della globalizzazione”. Ma la laburista è tenace e non si accontenta: “Perché Berlusconi si è scelto un ministro della sinistra radicale?”. Ho provato a spiegarle che non era così, ma dopo poco sono passato a chiederle come stava Tony Blair.

Dismessi i panni faticosi dell’ermeneuta della nostra politica, questi vertici sono comunque uno spasso. Se in Italia mi sarei entusiasmato anch’io per l’intervento di Debora Serracchiani all’assemblea dei circoli del PD, in Cile è stato facile farlo ascoltando James Purnell. Ha la stessa età della Serracchiani ma di mestiere fa il ministro del lavoro nel governo britannico. E dieci anni fa era nella policy unit di Tony Blair, insieme a quel David Miliband che nel frattempo è diventato ministro degli esteri. Lo so che questi confronti non si dovrebbero fare, ma mentre parlava Purnell la tentazione è stata troppo forte.

Dal rischio depressione mi ha comunque salvato Gordon Brown. Il quale è entrato nella sala dove lo attendevano trecento persone in piedi, accompagnato dalla Bachelet, e si è diretto verso di me che stavo in una delle ultime file. Mi ha stretto la mano, mi ha chiesto come stavo ed è montato sul podio. Non l’avevo mai incontrato prima e sicuramente mi ha confuso con qualcun altro, o forse voleva solo fare un gesto di cortesia verso un anonimo della platea. Ma per un paio d’ore mi sono sentito molto meglio.


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permalink | inviato da Andrea Romano il 31/3/2009 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

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