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21 ottobre 2008
Tags: Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Partito democratico Berlusconi Veltroni 25 ottobre Thatcher
La manifestazione del PD come processione religiosa. Eppur bisogna andar..
Nel mio piccolo, sarei felice di contribuire a salvare l’Italia. Senza clamore, s’intende, ma come un qualsiasi cittadino consapevole delle molte magagne di questo paese e orientato dunque a fare la sua parte. In questo senso vorrei sinceramente prendere parte alla manifestazione del 25 ottobre. Ma c’è un problema. Sono molti anni, forse dalla fine dell’infanzia, che non partecipo più a processioni religiose. E quella del Partito democratico mi ricorda da vicino le processioni a cui mi portava nonna Amelia per onorare Santa Giulia, patrona di Livorno, prima di rendersi conto che non sarei mai diventato un bravo credente.

Perché una processione religiosa? Perché da quanto leggo nelle dichiarazioni di Walter Veltroni, il Circo Massimo sarà l’occasione per riunire una comunità dispersa di fedeli intorno al corpo mistico del PD. Il che è un obiettivo non solo legittimo ma assolutamente opportuno, considerando l’evanescenza di un soggetto politico di così recente costituzione e la sua difficoltà a definire un’agenda per se stesso prima ancora che per il paese. E tuttavia guardo allo slogan che dovrebbe dare fondamento a questa nuova ecclesia – “Salviamo l’Italia” – e mi chiedo se davvero sono pronto a farmi carico per la mia piccola parte di un compito tanto immane. Perché in buona sostanza dovrei contribuire a salvare l’Italia da se stessa, prima ancora che da Silvio Berlusconi e dal suo governo. Quindi predispormi ad una posa penitenziale, per la porzione sempre piccola che mi compete, come in una processione religiosa che si rispetti. Poi meditare su cosa ho fatto e soprattutto su cosa non ho fatto per evitare all’Italia una tale condizione. E infine riconoscere all’officiante e ai suoi assistenti – Veltroni, D’Alema, Rutelli e gli altri nuovi e soprattutto vecchi che troveranno posto sul palco – un ruolo di intermediazione tra me e il santo PD.

Fuori di metafora, può darsi che quella del 25 ottobre sia l’evoluzione naturale dell’oggetto storico che abbiamo conosciuto come “manifestazione politica italiana”. Ma ho l’impressione che il vertice del Partito democratico abbia deciso di prescindere del tutto dall’indicare ai suoi militanti un autentico obiettivo di mobilitazione. E che il vero modello del 25 ottobre sia quello, altrettanto religioso, dell’ultima grande manifestazione di piazza organizzata da Berlusconi nel dicembre 2006.

La storia del PCI è piena di manifestazioni di piazza. Possenti e disciplinate espressioni di protesta contro questa iniziativa governativa o quella emergenza internazionale, grandiose adunate di un popolo che veniva chiamato a ritrovarsi attorno ad un singolo e concreto obiettivo politico. Forme di socialità politica che nell’Italia repubblicana sono state dominate dai contenuti e del linguaggio della sinistra, ma che si ricollegavano ad una tradizione in cui avevano avuto parte rilevante anche altre culture politiche: quella irridentista, quella patriottico-reazionaria, quella fascista. Nel caso del PCI la manifestazione di piazza non fu mai soltanto celebrazione di sé ma sempre una particolare modalità di partecipazione alla vita politica dell’Italia centrista. Dall’esterno ma su temi specifici – oggi diremmo su singole issues – facendo pesare la forza dei propri numeri su un sistema politico dall’apparenza immobile.

Non è un caso che nei sistemi aperti e bipolari, dove è normalmente prevista l’alternanza, la manifestazione di piazza sia uno strumento praticato solo di rado dai partiti politici. Non per moderazione di linguaggio o rifiuto della mobilitazione, ma perché la piazza dei cittadini o dei lavoratori è lasciata ai soggetti  trasversali come i sindacati e le associazioni di opinione che si mobilitano su temi per l’appunto trasversali come il lavoro, la pace, la scuola. Vado a memoria, ma l’ultima volta che il Labour Party ha fatto ricorso a manifestazioni di piazza organizzate in proprio – senza dunque dare il proprio sostegno a iniziative già promosse dai sindacati o da altre associazioni – è stato negli anni più bui del thatcherismo. Quando il ciclo di “Red Wedge”, il “cuneo rosso” che avrebbe dovuto spezzare l’accerchiamento conservatore, vide il partito far marciare i propri militanti verso memorabili concerti rock a cui presero parte tra gli altri Billy Bragg, gli Style Council e gli Smiths. Grande musica e buone vibrazioni, che tuttavia non poterono evitare la terza vittoria consecutiva di Margaret Thatcher nel 1987.

In Italia, al contrario, la tradizione della piazza di partito è proseguita ben oltre la fine del sistema bloccato della prima repubblica. A sinistra come a destra, con il polo berlusconiano da subito ben attrezzato ad esibire la propria capacità di organizzazione e mobilitazione di popolo. L’ultima volta il 2 dicembre 2006, pochi mesi dopo la vittoria di Prodi, con Berlusconi e Fini a Piazza San Giovanni “Contro il regime e per le libertà”. Anche quello uno slogan immateriale e salvifico, di sonorità religiosa. E anche quella un’occasione per radunare fedeli disorientati intorno ad una leadership scossa dalla sconfitta, in una processione di popolo che aveva il solo obiettivo di ritrovarsi. Chissà che non sia questa la vera fonte di ispirazione per il 25 ottobre. Forse lo spero. Processione per processione, preferirei partecipare ad una marcia politica che ad un rito religioso.



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